L’affitto turistico è una particolare modalità di locazione tra proprietario e locatario utile per soggiorni brevi. Ecco come è regolato in Italia e quali sono le cose da sapere.

I proprietari di casa hanno una possibilità in più per generare entrate economiche dai loro appartamenti, oltre all’affitto a lungo termine: l’opzione è l’affitto turistico. La tipologia di locazione dà la possibilità di affittare le abitazioni per finalità transitorie, quindi a breve termine, e per far trascorrere le vacanze, come spiega un approfondimento di Immobiliare.

Secondo l’Osservatorio sugli affitti a breve termine di Halldis, il ricavo medio potenziale per chi sceglie di mettere in affitto come casa vacanza un immobile di proprietà è di 16mila euro lordi annui a livello nazionale. Questo significa 8mila euro di introiti, al netto di imposte e costi di gestione. I ricavi stimati variano comunque da città a città: con il picco di città come Milano e Venezia. Tuttavia ci sono diverse cose da sapere per permette il regolare svolgimento degli affitti: dalla tipologia di contratti agli obblighi per i proprietari.

Come funziona l’affitto turistico

“Il contratto di affitto turistico è una tipologia di contratto particolare studiato appositamente per chi cerca casa per brevi periodi, per trascorrere le vacanze o per chi cerca una dimora per un viaggio di studio o di lavoro o, ancora, per un soggiorno curativo, come in una località termale”, spiegano dal sito di locazioni e vendite di appartamenti. La caratteristica fondamentale è quindi l’affitto per brevi periodi. Le norme di riferimento sono gli articoli 1571 del Codice Civile e successivi, dalla legge sugli immobili urbani così come modificata dal Codice Turismo – Decreto Legge n. 79/2001 – e dal D.Lgs. n. 50/2017 che è stato successivamente convertito nella legge n. 96/2017 sul regime fiscale delle locazioni brevi.

Il contratto di affitto turistico: gli elementi principali

Il contratto di affitto turistico, spiegano dal sito, per essere valido, deve riportare le seguenti indicazioni:

  • la tipologia di immobile dato in locazione così come indicato nel catasto

  • il canone d’affitto che viene corrisposto che viene solitamente indicato annualmente e poi frazionato. Molto spesso viene chiesto il pagamento anticipato.

  • lo scopo che deve avere il contratto stipulato ovvero se viene concesso in locazione per uso turistico, uso vacanze o uso weekend.

  • la durata del contratto ovvero il periodo nel quale il conduttore può usufruire della piena disponibilità del bene concessogli in locazione.

  • l’arredamento: se l’immobile viene consegnato ammobiliato, deve essere presente un elenco dei mobili presenti all’interno dell’abitazione che serviranno al locatore per verificare, a fine rapporto, se tutti i mobili sono ancora presenti o se qualcuno di questi è stato danneggiato.

  • la caparra cioè la somma versata dal conduttore o affittuario a garanzia della sua serietà e della serietà dell’impegno preso nei confronti del proprietario di casa. La caparra non può essere utilizzata in conto pigione.

  • il recesso ovvero la possibilità di recedere anticipatamente dal contratto da parte del conduttore.

  • altre richieste, come il divieto di portare animali in casa o il divieto di fumare all’interno dell’abitazione, di ospitare altra gente o di fare rumori dopo una certa ora della sera.

  • la cedolare secca, ovvero la possibilità di avere un regime fiscale agevolato alternativo all’IRPEF. Questo regime, chiamato appunto cedolare secca, prevede un’aliquota agevolata al 21% ed è applicabile esclusivamente al reddito generato dalla locazione in questione.

  • la tassa di soggiorno sull’affitto turistico.

Infine c’è l’aspetto riguardante l’obbligo di registrazione del contratto: non sempre va registrato presso l’Agenzia delle entrate, se la durata del contratto è inferiore ai 30 giorni. Se la locazione, invece, supera la durata di un mese, allora la registrazione deve avvenire entro 30 giorni da quando è stato firmato da entrambe le parti.

Tuttavia, viene raccomandato sul sito, ogni contratto, per lungo o corto che sia, andrebbe sempre registrato in forma scritta, cioè l’unica forma che ha un valore legale in caso di controversie fra le parti oggetto del contratto stesso.

Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *