Dafne Roat per “www.corriere.it”

 

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Alcune contestazioni erano già note, come i famosi colloqui nello studio buio — «illuminato solo dalla luce da tavolo», aveva raccontato una ginecologa — o la richiesta di insonorizzare la porta, «ma per motivi di privacy», aveva precisato il primario. Poi ci sono affermazioni, lamentele e piccoli episodi, «di scarsissimo significato », spiega il professor Vincenzo Ferrante, avvocato dell’ex direttore dell’unità di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo, al centro del terremoto scoppiato dopo la scomparsa il 4 marzo scorso della giovane ginecologa di Forlì, Sara Pedri (i familiari temono che si sia tolta la vita).

 

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Sono 17 le contestazioni della commissione disciplinare dell’azienda sanitaria che chiede il licenziamento del primario per «fatti oggettivi gravissimi ». La conferma o meno del provvedimento spetterà però al comitato dei garanti, rinnovato nei giorni scorsi, che avrà tempo 60 giorni per esprimere un parere e sarà vincolante.

 

Le contestazioni

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Tateo chiederà di essere sentito per far nuovamente chiarezza sulle affermazioni fatte da alcuni testimoni sentiti in sede disciplinare. «Affermazioni smentite dagli atti, da evidenze documentali dell’azienda sanitaria che abbiamo prodotto», spiega l’avvocato Ferrante, ricordando le dichiarazioni di una ginecologa che aveva raccontato di essere stata bandita dalla sala operatoria. Ma i registri dei turni raccontano un’altra verità. «Ci sono i registri — chiarisce il legale — che vengono compilati con dovizia di particolari e attestano la presenza della dottoressa in sala, smentendo le sue affermazioni. Noi abbiamo prodotto tutti i documenti, ma l’azienda sanitaria non li ha tenuti in considerazione».

 

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Una delle contestazioni riguarda anche il caso di una ginecologa che sarebbe stata presa di mira dal primario perché la famiglia di una partoriente si era lamentata. «Tateo è probabilmente intervenuto a tutela della paziente, l’azienda si è fermata solo alle dichiarazioni raccolte», ribadisce Ferrante, che è pronto a dare battaglia nelle sedi giudiziarie. «In caso di conferma del licenziamento, ci sarà un’impugnativa giudiziaria. Sarà un tribunale a decidere. Appare chiaro che se la sede giudiziaria ci darà ragione qualcuno dovrà risarcire il danno », afferma. L’avvocato parla di «motivazioni inconsistenti e circostanze irrilevanti», ricordando anche gli episodi dei colloqui «inquisitori».

 

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«Mi piacerebbe che mi spiegassero cosa significa, la luce era spenta perché erano le 13, inoltre Tateo non era mai da solo, ma erano presenti altre colleghe. Il problema vero — continua il legale — è che gli orari dei medici in Italia sono più lunghi perché ci sono pochi medici e non è facile organizzare. I colloqui erano fatti singolarmente per capire le esigenze dei singoli sugli orari, erano colloqui mirati a garantire un servizio continuativo. Il dottor Tateo non ha mai dato neppure una sanzione disciplinare, mai un richiamo, è un professionista che ha portato il reparto all’eccellenza italiana non avendo alle spalle all’università, molti se ne sono andati per questo, mi sembra che la vittima alla fine sia lui».

liliana mereu col primario saverio tateo liliana mereu col primario saverio tateo

 

La difesa

La difesa smentisce il presunto «clima di terrore» in reparto. Dagli atti però emerge anche una frase intimidatoria che Tateo avrebbe rivolto a una dottoressa: «Saresti da eliminare fisicamente». Parole ricordate durante l’audizione in sede ministeriale e poi trasmesse ai carabinieri del Nas e in Procura. La difesa smentisce: «Il primario dice di non aver mai pronunciato quelle parole». Sarà la Procura ora a chiarire e a verificare anche i messaggi trovati sul telefono di Sara Pedri. «Mi dicono che sono una terroncella da raddrizzare », avrebbe scritto a un amico.

 

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Lo racconta la sorella Emanuela: «La chiamavano così perché si era specializzata all’università della Calabria». Tornando al disciplinare la difesa darà battaglia anche sul comitato, nominato dopo la conclusione dei lavori della commissione disciplinare. Il presidente Maurizio Fugatti si sfila: «Noi siamo sempre stati terzi, se la commissione ha deciso così avrà fatto le sue valutazioni». Filippo Degasperi (Onda Civica) interviene sulla nomina «in ritardo» dei garanti: «Non si istituisce il tribunale quando c’è il problema, è l’ennesimo campanello d’allarme, ci sono falle nell’azienda sanitaria ». Il consigliere Claudio Cia (Fdl) si dice sbigottito: «Tra i componenti della commissione ci sono personalità che per il ruolo che ricoprivano erano tenute a dare un seguito tangibile ai campanelli d’allarme che da tempo arrivavano».

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Redazione Dagospia