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Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue precisando che il risarcimento solo in euro violerebbe il principio della parità di trattamento dei passeggeri

di Annarita D’Ambrosio

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(Science Photo Library / AGF)

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue precisando che il risarcimento solo in euro violerebbe il principio della parità di trattamento dei passeggeri

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In tempi di limitazioni agli spostamenti aerei, arriva dalla corte di giustizia Ue una importante precisazione in termini di rimborsi: il passeggero il cui volo sia stato cancellato o abbia subito un ritardo prolungato può esigere il pagamento della compensazione pecuniaria prevista dal diritto dell’Unione nella valuta nazionale del suo luogo di residenza.
Il diniego di tale pagamento sarebbe incompatibile con l’obbligo di interpretazione estensiva dei diritti dei passeggeri del traffico aereo, nonché con il principio della parità di trattamento dei passeggeri danneggiati.

La vicenda sottoposta all’attenzione dei giudici europei (sentenza C-356/19) era relativa al caso di una signora polacca che disponeva di una prenotazione per un volo di rientro in patria da un paese terzo. Il volo era stato ritardato di oltre tre ore, senza che la signora avesse ricevuto nel paese terzo di partenza benefici, una compensazione pecuniaria o assistenza.

Aveva perciò richiesto una compensazione pecuniaria dell’importo di 400 euro, ai sensi del regolamento sui diritti dei passeggeri del traffico aereo, credito ceduto alla Delfly, una società con sede in Varsavia. Quest’ultima si era rivolta al Tribunale circondariale della città di Varsavia per sollecitare la somma, chiedendo fosse elargita in zloty polacchi (Pln).

La Travel Service, tenuta al pagamento, aveva chiesto però il rigetto della domanda di compensazione pecuniaria adducendo che, in particolare, quest’ultima era stata espressa, contrariamente alle disposizioni del diritto nazionale, in una valuta errata, e non in euro.

Richiamato dal giudice polacco il parere della Corte di giustizia europea, quest’ultima ha fatto importanti precisazioni:  innanzitutto che l’obiettivo principale perseguito dal regolamento sui diritti dei passeggeri aerei consiste nel garantire un elevato livello di protezione per gli stessi. Ne consegue che le disposizioni che conferiscono diritti ai passeggeri del traffico aereo devono essere interpretate estensivamente. Imporre il rimborso in euro quindi equivarrebbe a restringere l’esercizio di tale diritto e contravverrebbe all’obbligo di interpretazione estensiva.



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