Sta succedendo qualcosa in Campania. Qualcosa che non ha precedenti e che va al di là della politica stessa. C’è una tornata elettorale all’orizzonte; ci sono le amministrative e le regionali e qualcosa, questa volta, non torna. Per qualcuno c’è un ostacolo da affrontare e si chiama Ciriaco De Mita! Ma De Mita non è un bene o un male personale o collettivo. De Mita è parte della storia politica di questo Paese e la storia viene scritta, non viene cancellata. Allora ecco che a qualcuno non sta bene che quest’uomo, custode della memoria dei moderati italiani, possa ancora influire, col suo modo esclusivo di fare politica, sugli scenari futuri. E proprio come accadde per Marco Aurelio che vi era una forte ambizione del figlio Commodo di scendere in politica e governare Roma, oggi accade lo stesso. Ma Marco Aurelio era amato da tutti, aveva una mente fine e sapiente, frutto di tante battaglie, conquiste e sconfitte, mentre il figlio era un assetato di potere che poco aveva fatto per Roma e la sua gente. Le legioni erano fedeli a Marco Aurelio anche se a Commodo servivano abbacchio e vino. Commodo però, nonostante la grandezza del padre, non aveva mai tradito quest’ultimo.

La storia dovrebbe insegnarci tanto, soprattutto la storia politica e quale migliore testimonianza se non appunto quella di De Mita che ne ha visti tanti di episodi in quasi 80 anni di carriera? Anche oggi ne sta vedendo un’altra, l’ennesima. Vogliono cancellare il suo nome! A volerlo è il “Commodo dell’Irpinia” con la sua sete di governare. Un politico nato proprio grazie a De Mita che oggi, in ogni occasione, trama rabbioso contro un uomo di 92 anni che ha scritto un capitolo importante nel libro dell’Italia.

A Napoli, dicono a Palazzo Santa Lucia, che Commodo parli solo di Marco Aurelio. Non un progetto, una misura, una soluzione per il territorio.

C’è un solo obiettivo: cancellare De Mita, suo padre. È forte il livore, tanto da scurire il volto di quest’uomo. Alcuni dicono che neanche i grillini erano arrivati a tanto. Ma perché questa rabbia? Pare che Commodo non abbia accettato alcuni consigli del saggio padre, peccando di egoismo. Almeno così dicono i giornali. E se ci fosse altro dietro? Fatto sta che Marco Aurelio aveva oltre 14 figli e una filosofia che faceva scuola mentre Commodo, appunto, si sentiva spesso solo e cercava, in un pugno di fedelissimi scrivani, la via della ragion pura.
Tornando dunque ai giorni nostri e a Napoli, notiamo come questa campagna elettorale a 360 gradi metta al centro non i progetti ma la guerra a un politico. Un politico talmente grande che il suo stesso silenzio preoccupa. É interessante ed è già storia anche questo episodio, l’ennesimo dell’antologia politica di De Mita a cui va la nostra solidarietà in questo momento in cui, il suo “Commodo d’Irpinia”, sta facendo di tutto per cancellarlo dai libri di una storia che appartiene a tutti, non solo a un territorio circoscritto. Seguiremo le fasi di questa storia dalla nostra postazione napoletana, sperando in un lieto fine e una nuova idea di storia politica.