Intervento della politica a favore dei francesi di Euronext in cordata con Cdp e nelle stesse giornate contro il contratto di tutele firmato da Assodelivery e Ugl ritenuto dal ministero e da Cgil inaccettabile. Tanto l’alta finanza quanto la situazione dei lavoratori più fragili ci mostrano i volti peggiori del governo. Da una parte un interventismo statale che turba il mercato senza difendere gli asset strategici della nazione e che rimette l’Italia ad una posizione ancillare rispetto alla Francia, dall’alto un dirigismo inconcludente che pregiudica le imprese, non tutela i lavoratori e mortifica i corpi intermedi.


Il governo Conte bis rende sempre più evidente il suo indirizzo economico di fondo, tanto nelle questioni di alta finanza quanto in quelle del mercato del lavoro. Questa settimana, su decisivo impulso dell’esecutivo, si è chiuso l’accordo tra London Stock Exchange ed il consorzio a guida francese Euronext per il controllo di Borsa Italiana. Nel nuovo assetto societario saranno coinvolte la Cassa depositi e prestiti e Intesa SanPaolo. Il governo ha considerato migliore l’offerta di Euronext rispetto a quella degli svizzeri di Six e dei tedeschi di Deutsche Börse. Una decisione politica che ha portato alla convergenza del governo italiano con quella francese. La differenza è che mentre Parigi acquista la piattaforma di gestione di Piazza Affari e controlla oramai un gruppo europeo in questo settore, Roma viene comprata, seppure con qualche bilanciamento da parte del nostro sistema bancario. La soluzione è un compromesso che non convince. Perché coinvolgere la Cdp in un’operazione in cui la Borsa non resta interamente italiana? Ha senso impiegare il risparmio degli italiani per una joint venture che consolida il controllo francese (a sua volta presente con la sua Cdp nell’operazione) sulle piattaforme di gestione finanziaria?

Eppure il ragionamento appariva semplice: o s’impiegava un pool di banche italiane pubbliche e private per rilevare Borsa Italiana oppure sarebbe stato meglio rimettersi al libero mercato e vendere al miglior offerente. È stata invece presa una decisione politica che aiuta i piani francesi di espansione finanziaria in Europa, ma che rischia di assicurare poco al nostro Paese e di disperdere le risorse di Cdp. Ma non è soltanto in questo campo in cui la politica del governo lascia intravedere crepe.

Un’altra vicenda sintomatica è quella del contratto collettivo dei rider del delivery. Il 15 settembre Assodelivery, l’associazione che rappresenta l’industria italiana delle consegne, ha siglato un contratto collettivo di lavoro con il sindacato Ugl. È un’intesa che, per la prima volta in Italia (e in Europa), tutela i rider che operano come lavoratori autonomi nell’industria italiana del «food delivery». L’accordo prevede un compenso minimo orario, nuovi standard di sicurezza, tutele integrative per servizio notturno e maltempo, un sistema premiale per i rider più assidui. Il contratto, però, viene contestato dai sindacati confederali che mirano a fare dei rider dei lavoratori dipendenti e non autonomi. L’offensiva contro l’accordo siglato da Ugl è guidata dalla Cgil di Maurizio Landini, che ne contesta la rappresentatività. Ma se dagli altri sindacati ci si può aspettare un atteggiamento ostile verso le sigle concorrenti e meno aperto a soluzioni di compromesso, ciò che appare più grave è la bocciatura del contratto da parte del Ministero del Lavoro. Nunzia Catalfo ha bocciato l’intesa siglata da Assodelivery e Ugl, senza riconoscerne alcun merito. Anzi, il Ministro del Lavoro si è affrettata a comunicare che dovrebbe intervenire una legge (modello decreto Dignità), rendendo l’accordo carta straccia e polverizzando il lavoro di datori e sindacato fatto fino ad oggi. Di concerto si è mosso il Segretario pd Nicola Zingaretti, che si è accodato alla linea radicale Catalfo-Landini, e ha rivendicato la necessità di rendere i lavoratori subordinati a tutti gli effetti. Ne discendono tre questioni. La prima è cosa succederà ai rider in attesa di una legge. Se il contratto con Ugl è invalido poiché secondo il Ministero poco rappresentativo, allora i lavoratori del delivery ripiomberanno nell’assenza di tutele fino a quando non interverrà il governo. La seconda è la sempre più evidente postura dirigista dell’esecutivo, che invece di lasciare la regolazione alla contrattazione tra le parti preferisce normare tutto dalle stanze dei ministeri. Un atteggiamento che lascia dei punti interrogativi sull’utilità dei corpi intermedi e dei sindacati in particolare. Hanno ancora senso contratti collettivi che si limitano a dettagliare dei decreti-legge?


Food Delivery GIF by Uber Eats

Giphy

La terza questione è di stampo politico. Il partito democratico ed il Movimento 5 Stelle su temi come il lavoro e la politica industriale sono oramai subalterni al pensiero della Cgil, sindacato per altro sempre più composto da pensionati. I due partiti di governo incarnano un conservatorismo radicale che vuole ridurre l’autonomia dei privati e la libertà d’impresa, ma senza garantire migliori condizioni ai lavoratori.

In conclusione, tanto l’alta finanza quanto la situazione dei lavoratori più fragili ci mostrano i volti peggiori del governo. Da una parte un interventismo statale che turba il mercato senza difendere gli asset strategici della nazione e che rimette l’Italia ad una posizione ancillare rispetto alla Francia, dall’alto un dirigismo inconcludente che pregiudica le imprese, non tutela i lavoratori e mortifica i corpi intermedi. Viene da chiedersi, con una certa preoccupazione, come potrà un esecutivo così male assortito gestire con efficacia i nuovi fondi europei sia sul piano dello sviluppo economico che su quello della tenuta politica.



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