Almeno tre cecchini sparano sui poliziotti schierati nel centro cittadino durante una marcia contro gli abusi delle forze dell’ordine. Il capo del dipartimento: “Volevano ucciderne il più possibile”. Tre arresti, un quarto uomo sostiene di aver piazzato alcune bombe…

I poliziotti erano schierati per evitare che le proteste diventassero violente. I cecchini hanno colpito nascosti, da una posizione alta. Un vero e proprio agguato in stile militare, nella città in cui oltre mezzo secolo fa il più famoso cecchino della storia d’America uccise il presidente Kennedy e i sogni della Nuova Frontiera. “Un quarto sospetto sotiene di aver piazzato delle bombe”, spiega Brown. Le forze dell’ordine stanno negoziando. Le autorità hanno deciso di chiudere lo spazio aereo cittadino.

È cominciato alle 20:58 (2:58 in italia). Una serata estiva calda, a Dallas durante il giorno ci sono quasi 40 gradi. Diverse centinaia di persone si erano radunate e stavano marciando verso City Hall. A fare barriera lungo la strada che porta alla sede del Comune decine di poliziotti, pronti a impedire assalti di ogni genere. All’improvviso si sono sentiti colpi d’arma da fuoco (pistole o forse fucili d’assalto) e mentre la folla si disperdeva nel tentativo di trovare rifugio,una dozzina di agenti è rimasta a terra.

Per quattro di loro non c’è stato nulla da fare, sono morti sul colpo, altri sette – feriti in modo più o meno grave – sono stati trasportati d’urgenza nel più vicino ospedale. Molti testimoni parlano di decine di colpi d’arma da fuoco provenienti da un’arma semi-automatica. “Gli spari arrivavano da un tetto”, racconta un manifestante.

L’arresto dei cecchini. Gli Swat, le squadre speciali di polizia anti-terrorismo, hanno preso posizione ingaggiando una sparatoria con uno dei cecchini, che stretto in un angolo alla fine si è consegnato. Anche altri due sono stati arrestati. Secondo la ricostruzione del capo della polizia di Dallas, David Brown, due uomini armati hanno “sparato contro i poliziotti da una posizione piuttosto elevata” durante la manifestazione, fino ad allora pacifica, proprio quando la marcia stava per concludersi.

“Siamo devastati nell’annunciare che quattro funzionari sono morti – si legge sull’account Twitter del Corpo -. La persona di cui circolavano le immagini si è consegnata. Un altro sospetto, che ha dato il via a una sparatoria con lo Swat team, è stato arrestato”. La polizia ha aggiunto che una squadra di artificieri è stata inviata sul luogo dopo il ritrovamento di un pacco sospetto e a seguito delle dichiarazione di uno dei due arrestati che ha affermato di aver collocato ordigni nell’area.

Quarantotto ore dopo l’uccisione di Alton Sterling a Baton Rouge, ventiquattro ore dopo quella di Philando Castile a St.Paul (entrambi uccisi da poliziotti bianchi), si alza il livello dello scontro, che si avvicina ormai a una vera e propria guerra tra comunità afroamericane e agenti di polizia in ogni angolo degli States. Le uccisioni a freddo di due americani di pelle nera in Louisiana e Minnesota, documentate da video diventati in poche ore virali in rete, hanno riaperto una ferita mai chiusa.

A pochi mesi dalle presidenziali di novembre la questione razziale rischia di diventare il testamento finale sul doppio mandato alla Casa Bianca del primo presidente nero degli Stati Uniti. Barack Obama ne è consapevole e appena sbarcato a Varsavia per il vertice della Nato – i fatti di Dallas non erano ancora noti – ha dichiarato che la violenza della polizia nei confronti degli afroamericani “non è una questione solo nera o ispanica, ma è una questione americana”.

Per il presidente Usa “tutte le persone di buon senso dovrebbero essere preoccupate dal problema della frequenza con cui la polizia uccide gli afroamericani”. Questo non significa “essere contro la polizia” perché è un dato di fatto che negli Stati Uniti i neri uccisi da agenti sono il doppio dei bianchi. “Molti cittadini sentono che non sono stati trattati allo stesso modo per il colore della loro pelle. L’America può fare di meglio”. Dopo Dallas dovrà trovare anche parole diverse.

DAGOSPIA