close
SOCIAL CARD, 7 SU 10 VANNO AGLI IMMIGRATI

SOCIAL CARD, 7 SU 10 VANNO AGLI IMMIGRATI

Sui contributi per gli affitti la battaglia tra italiani ed extracomunitari è persa da almeno tre o quattro anni.

La partita (in percentuale) anche nel 2015 è stata vinta dagli stranieri 67-33, hanno incassato almeno due euro su tre dei fondi erogati dal Comune sulla base delle leggi regionali. Nei primi 20 nomi della lista ce ne sono 14 di altri Paesi. E lo scostamento è ancora più largo se si considera una misura come il Sussidio inclusione attiva (Sia), già sperimentato prima nelle grandi città come Milano ma esteso dal governo Renzi a livello nazionale come misura di contrasto alla povertà.
I cittadini in possesso dei requisiti hanno potuto presentare le domande a partire dallo scorso 2 settembre. Si tratta in pratica di una social card per acquistare generi alimentari, prodotti farmaceutici e parafarmaceutici, per pagare le bollette domestiche di luce e gas. Il contributo economico mensile dipende dal numero dei componenti, può arrivare ad un massimo di 404 euro per le famiglie con cinque o più membri. L’aiuto è rivolto a chi si trova in condizioni economiche molto disagiate, alle famiglie in cui sia presente almeno un minorenne o un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata. Requisito fondamentale è che il reddito Isee sia inferiore o uguale a 3mila euro. Le richieste vengono presentate compilando un modulo Inps, normalmente i soggetti per presentare le pratiche si rivolgono ai Caf, che quindi hanno il polso della situazione. E il bilancio dei primi mesi di applicazione nel 2016 fa già intuire l’andazzo. S
Su 2.583 domande presentate attraverso 67 sportelli Caf sparsi in tutta la città, 1737 sono state respinte, delle quali 1.302 presentate da persone di nazionalità straniera e 435 da italiani. Tra le 847 richieste accolte, il rapporto è di 606 a 241, quasi il 70% dei sussidi vanno a famiglie non italiane. Nella classifica, primi gli egiziani, seconda l’Italia, poi Marocco, Romania, Perù, Ecuador e Tunisia. «I dati s dimostrano come le misure per la lotta alla povertà siano insufficienti ma anche mal congegnate – afferma il consigliere di Forza Italia Fabrizio De Pasquale -. Le domande vengono esaminate sulla base dell’Isee, che penalizza chi possiede immobili di scarsissimo valore o piccoli depositi in banca, come gli anziani italiani, mentre favorisce chi fa lavori in nero o spedisce i guadagni all’estero e le donne che non registrano in Italia i matrimoni celebrati all’estero». Inoltre «si basa sulla autocertificazione della situazione abitativa e del nucleo familiare, che consente molti abusi. Non si possono disperdere le risorse contro la povertà in maniera cosi poco mirata e addirittura discriminatoria». Insieme ai Caf e ai seniores, riferisce De Pasquale, «stiamo illustrando queste storture al presidente Fi Silvio Berlusconi.
La lotta alla povertà sarà il suo cavallo d battaglia alle prossime elezioni. Cambiamo l’Isee, tuteliamo di più gli anziani, contrastiamo gli abusi dovuti a mancati controlli anagrafici e fiscali, aiutiamo chi ha perso il lavoro e non chi lavora in nero». Il capogruppo azzurro Gianluca Comazzi aggiunge: «Bisogna creare un grande fondo contro la povertà che consenta di aiutare i nostri anziani. Il Pd ormai pensa solo agli interessi delle banche e dei grandi gruppi finanziari».

ESCONO DAL RISTORANTE SENZA PAGARE BALLANDO IL TRENINO

GENERALE DEI CARABINIERI AVVERTI’ IL BABBO DI RENZI “NON PARLARE CON ROMEO”