BANCHE. INTERVISTA

Il banchiere Giovanni Bossi: «Il calendar provisioning sui crediti deteriorati va cambiato in fretta, è una normativa sbagliata e con effetti prociclici in una fase di recessione. Altera la trasmissione della politica monetaria all’economia reale»

di Alessandro Graziani

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(IMAGOECONOMICA)

Il banchiere Giovanni Bossi: «Il calendar provisioning sui crediti deteriorati va cambiato in fretta, è una normativa sbagliata e con effetti prociclici in una fase di recessione. Altera la trasmissione della politica monetaria all’economia reale»

3′ di lettura

«Il calendar provisioning in vigore è una norma sbagliata perché impone alle banche valutazioni sui crediti Utp e Npl talmente penalizzanti da deformare il loro modello di business, costringendole – se vogliono continuare a erogare finanza all’economia reale – ad aumenti di capitale». Non ha dubbi il banchiere Giovanni Bossi, una vita professionale passata a gestire crediti deteriorati prima alla guida di Banca Ifis e ora di Cherry 106, sulla necessità che la Ue metta mano rapidamente al cambiamento delle norme che riguardano le svalutazioni automatiche di Npl e Utp.

Perché ritiene la normativa sbagliata?

Per molti motivi. Intanto, il calendar provisioning richiede alle banche di trattare nello stesso modo gli incagli, che ora si chiamano unlikely to pay o Utp, e le sofferenze. Questo è concettualmente sbagliato e deriva dalla diffidenza del legislatore che ipotizza che le banche preferirebbero tenere i crediti ad incaglio anziché a sofferenza, per accantonare meno.

Magari qualche volta capita davvero. O no?

C’è una presunzione di malafede che si scontra con la capacità del regolatore di vedere nel dettaglio ciò che banche fanno con sistematicità. A me pare inutile e dannoso partire dalla cultura del sospetto, se hai tutti gli elementi per valutare.



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