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NOVITA’ PER IL DIABETE: A MILANO IL PRIMO TRAPIANTO DI CELLULE – L'Irresponsabile
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NOVITA’ PER IL DIABETE: A MILANO IL PRIMO TRAPIANTO DI CELLULE

NOVITA’ PER IL DIABETE: A MILANO IL PRIMO TRAPIANTO DI CELLULE

giugno 10, 2016

Una tecnica nuova per trapiantare le cosiddette isole pancreatiche, cioé le cellule del pancreas che producono insulina. Si tratta di un intervento che punta a curare il diabete di tipo I. Questo trattamento, che sfrutta un’impalcatura biotech, è stata appena messa in atto all’Ospedale Niguarda di Milano su un paziente di 41 anni, per quello che gli stessi esperti definiscono “il primo caso in Europa e il quarto al mondo”. Il paziente sottoposto al trapianto a Niguarda ha 41 anni e convive con il diabete da quando ne aveva 11. Grazie ad una procedura chirurgica mini-invasiva gli sono state trapiantate le cellule necessarie per la produzione di insulina (le isole pancreatiche), quelle che la malattia aveva messo fuori uso. “Il trapianto è riuscito: il paziente sta bene”, hanno fatto sapere gli specialisti.

L’intervento è stato condotto dagli specialisti della Chirurgia Generale e dei Trapianti, dell’ Anestesia e Rianimazione 2, della Diabetologia, della Nefrologia e della Terapia Tissutale. “La nuova procedura sperimentale – spiega il Niguarda – è stata messa a punto dal Diabetes Research Institute, un centro di eccellenza diretto da Camillo Ricordi all’Università di Miami, dove sono stati seguiti i primi due casi al mondo”. “Attualmente le cellule insulari vengono infuse nel fegato – racconta Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti – ma molte di esse non sopravvivono in questo ambiente, a causa di una reazione infiammatoria che ne compromette il funzionamento”. Con la nuova tecnica, che prevede di iniettare le cellule nell’omento (il tessuto che ricopre e protegge gli organi dell’addome) con la chirurgia videolaparoscopica, “si è aperta una nuova via”.

La tecnica punta a creare una specie di ‘pancreas in miniatura’. Le isole sono state trapiantate con tecniche di ingegneria tissutale all’interno di ‘un’impalcatura biologica’ che si riassorbe nel tessuto che riveste gli organi addominali. L’impalcatura biodegradabile è una combinazione di plasma del paziente e trombina, un comune enzima per uso clinico. Queste sostanze, quando unite, creano una sostanza gelatinosa che si attacca all’omento e mantiene le isole in sede. L’organismo assorbe gradualmente il gel lasciando le isole intatte, mentre si formano nuovi vasi sanguigni che forniscono ossigeno e altri nutrienti necessari per la sopravvivenza delle cellule. L’intervento avviene con una chirurgia minimamente invasiva e permette di rendere minima l’eventuale reazione infiammatoria.

Il professor Ricordi, padre di questa tecnica d’avanguardia, si è congratulato  “vivamente con l’equipe, la prima in Europa e nel mondo ad aver confermato il risultato iniziale ottenuto a Miami l’anno scorso”. Questa tecnica di ingegneria tissutale sarà fondamentale per permettere la sperimentazione clinica di nuove tecnologie per evitare l’uso di farmaci anti-rigetto, che oggi limitano l’applicabilità del trapianto di isole ai casi più gravi di diabete”, ha aggiunto.

Le isole pancreatiche di un donatore, spiegano nel dettaglio gli esperti, sono state inglobate in un’impalcatura biologica combinando il plasma del paziente con la trombina. “Queste componenti, quando unite, creano una sostanza gelatinosa che si attacca all’omento e mantiene le isole in quella posizione. L’organismo assorbe gradualmente il gel lasciando le isole intatte, mentre si formano nuovi vasi sanguigni che forniscono l’ossigenazione e gli altri nutrienti necessari per la sopravvivenza delle cellule”. Grazie a questa evoluzione, concludono gli specialisti, “si punta ad ottenere una sopravvivenza più prolungata delle isole rispetto a quanto avviene per l’infusione nel fegato; in futuro sarà possibile anche applicare microcapsule e altri dispositivi per ridurre la necessità della terapia immunosoppressiva”.

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