la finestra sul cortile

Un investitore capace non cerca di combattere la volatilità e i mercati Orso. Al contrario, li accetta come il prezzo da pagare per beneficiare degli elevati rendimenti a lungo attesi

di Ken Fisher

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(Drobot Dean – stock.adobe.com)

Un investitore capace non cerca di combattere la volatilità e i mercati Orso. Al contrario, li accetta come il prezzo da pagare per beneficiare degli elevati rendimenti a lungo attesi

3′ di lettura

«Vuoi comandare un grande impero? Impara prima a comandare su te stesso». Questo monito, pronunciato duemila anni fa dallo scrittore romano Publilio Siro, si addice perfettamente agli investitori nel panorama odierno. Anziché apprezzare il nuovo ciclo rialzista, molti investitori da Miami a Milano si preoccupano che possa essere un segnale di vendita, paventando un altro tracollo derivante da nuove ondate del virus, un’implosione del debito o un qualche altro tipo di “rischio”. Ma tali paure finiscono per oscurare il rischio più grande che possiate affrontare sia oggi sia in qualunque altro momento: voi stessi.

La sconvolgente flessione dei mercati registrata all’inizio del 2020 ha congelato numerosi investitori, permettendo a molti di loro di cogliere il rimbalzo. Ma quegli stessi investitori stanno cercando di invertire rotta, adoperandosi nel disperato tentativo di evitare un’altra violenta caduta. Dopo lo sconforto provocato da una contrazione, vendere dopo il rialzo induce una sensazione di vittoria. Nei mercati, tuttavia, le sensazioni sono pericolose, sempre.

Il sentiment generale è decisamente incline alla vendita. I media diffondono innumerevoli preoccupazioni, tra cui picchi di Covid nella vicina Germania e altrove, un’impennata del livello d’indebitamento e l’elevata esposizione delle banche italiane ai settori maggiormente colpiti dal virus. I pessimisti rischiano di cadere vittime della tendenza ad accettare solamente le informazioni a sostegno della propria tesi preesistente.

Ma la vendita di azioni dettata da paure ampiamente note è una decisione retrospettiva, un classico errore d’investimento. Dopo ogni ciclo ribassista vi sono sempre stati timori di una ricaduta del mercato. Dopo il punto di minimo registrato nel 2009, i motivi di preoccupazione spaziavano dall’inflazione all’elevato tasso di disoccupazione. Ciò nonostante, i listini segnarono una rimonta. Il 2003 è stato testimone di attacchi terroristici, di frodi contabili come quella della Parmalat e della guerra in Iraq, eppure il mercato non ha subito alcuna ricaduta. Una doppia flessione è un evento estremamente raro.

Perché? Il motivo risiede nel fatto che, durante le fasi ribassiste, le aspettative sprofondano a livelli talmente bassi che difficilmente la realtà che si materializza successivamente riesce a deluderle. Prendendo come riferimento l’indice americano S&P 500 espresso in dollari USA, per via della sua lunga serie di dati storici, si sono registrati 11 mercati rialzisti dal 1929 ad oggi. I listini hanno guadagnato terreno nelle fasi iniziali, mettendo a segno una media del 28% nei primi 180 giorni, e il successivo semestre ha evidenziato un andamento altrettanto positivo, realizzando rendimenti medi del 47% rispetto al punto di minimo. È fondamentale notare che queste opportunità di guadagno iniziali si riducono con l’avanzare del mercato Toro.



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