Ieri Beppe Grillo tuonava contro Elio Catania. Oggi Stefano Patuanelli, «allievo d’oro» del comico, lo vuole al suo fianco in posizione strategica. Arrivano da Confindustria i nuovi consiglieri del ministero dello Sviluppo economico. E se un tempo erano finiti nel mirino del grillismo, oggi non è più un problema.


Perdere Confindustria e trovare il ministero dello Sviluppo economico. Con tanto di poltrona dirigenziale in via Veneto, sede degli uffici del dicastero, e un contratto che, nella peggiore delle ipotesi, va ben oltre gli 80 mila euro all’anno. Negli ultimi mesi, infatti, al Mise è in atto una metamorfosi con l’arrivo di uomini provenienti da viale dell’Astronomia. Un esempio lampante del cambiamento del Movimento 5 stelle e delle sue figure di spicco, come il ministro Stefano Patuanelli. La situazione fotografa precisi riposizionamenti.

Mentre Confindustria, guidata da Carlo Bonomi, lancia strali contro il governo, il Mise di Patuanelli mette in moto strategie per parare i colpi. E rabbonire il rapporto con gli industriali, coltivando relazioni su più livelli. «Al ministero stanno arrivando profili legati alla precedente stagione di Confindustria» spiega a Panorama una fonte interna. Non sono vicini a Bonomi, ma restano dirigenti che conoscono bene la macchina di viale dell’Astronomia. E il modo di rapportarsi con essa. Il riposizionamento non convince comunque la pancia del M5s. Nelle chat dei parlamentari, i pochi rimasti più o meno fedeli alla linea delle origini, non vengono risparmiate critiche al ministro. Mettendo nel mirino il suo legame con quelli che vengono definiti i «salotti buoni romani».

La nomina più eclatante è arrivata in estate: Elio Catania, ex presidente di Confindustria digitale, è diventato senior advisor e consigliere per la politica industriale di Patuanelli. Ma perché tanto stupore intorno all’esperto manager? La risposta è nella rete, che – per parafrasare un motto grillino d’antan – «non dimentica». Proprio Grillo, il fondatore dei Cinque stelle, nel luglio 2011 definiva Catania, nel titolo di un suo post sul blog personale, «un poveraccio». «Fu cacciato dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato da Padoa Schioppa. Se ne andò con un buco di 465 milioni di perdite e con sette milioni di euro di buonuscita» tuonava il comico, in piena fase anti-casta. Grillo, in quel caso, puntava il dito contro la collezione di «doppie e triple cariche con pensione d’oro al seguito», indicando proprio Catania come modello di questo italico costume. Ironia della sorte, nello stesso mese, ma nove anni dopo, un allievo d’oro del grillismo lo ha voluto al suo fianco. Con un incarico a titolo gratuito, vero. Ma che gli permette di conservare una posizione di potere niente male.

Meno mediatico è il profilo di Giuseppe Urbano, che vanta un legame solidissimo con Confindustria. Dal settembre 2013 al 9 luglio 2020, infatti, ha lavorato per gli affari legislativi di viale dell’Astronomia. Prima di fare il salto al Mise per una collaborazione retribuita 130 mila euro all’anno. Certo, la sua formazione è di tutto rispetto: in Confindustria, si legge nel curriculum, si è occupato dell’elaborazione «di proposte legislative e attività istruttoria per proposte di politiche pubbliche», inoltre ha provveduto all’elaborazione «di pareri, analisi giuridiche e svolgimento di attività consulenziale per le audizioni in Parlamento e per le altre attività degli organi di Confindustria». Infine, ha partecipato «in qualità di relatore a convegni e incontri con membri del governo e altri organi istituzionali». Una serie di funzioni di raccordo con i Palazzi della politica.

C’è poi un altro nome nato professionalmente in viale dell’Astronomia: il giovane Simone Vellucci. Dopo aver frequentato la business school del Sole 24Ore, la scuola di Confindustria, è diventato, nel febbraio 2014, policy advisor dei Giovani imprenditori. Ruolo mantenuto fino all’ottobre 2016, quando c’è stato il trasferimento nel team delle relazioni istituzionali, fino al gennaio 2019.

In totale cinque anni in Confindustria, durante i quali ha coltivato anche il progetto civico Retake Roma per sollecitare la cittadinanza attiva contro i disservizi. Nel suo cammino c’è un altro rapporto eccellente: la vicinanza con Carlo Calenda. Una stretta collaborazione che lo ha portato a sostenere la nascita di Azione, il partito dell’ex ministro. Nonostante l’impegno politico critico nei confronti del governo, a luglio è arrivato il ruolo dirigenziale al Mise. Non si conosce l’esatta cifra del compenso, perché sul sito del ministero non è ancora presente l’aggiornamento. Ma un incarico del genere vale almeno 80 mila euro all’anno.

Infine c’è il caso di Marcella Panucci, ex direttore generale di Confindustria, segnalata in entrata al Mise con il fondamentale ruolo di segretario generale. Il compenso non sarebbe inferiore ai 200 mila euro. Sembrava fatta già a luglio, ma la nomina è stata momentaneamente stoppata per «ragioni di opportunità», apprende Panorama.

Una di queste ragioni riguarda il fatto che il ruolo è attualmente ricoperto da Salvatore Barca, fedelissimo di Luigi Di Maio. E serve una sostituzione soft, non un siluramento. Resta che il possibile approdo della Panucci sarebbe la chiusura del cerchio di un Mise confindustrializzato. Abbracciando la causa dei «poteri romani», un tempo tanto invisi.



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