Fateci caso: Micheal Phelps ha dei grandi (e inquietanti) cerchi rossi sulla schiena. Anche altri atleti, soprattutto americani, ce l’hanno in altre parti del corpo.

Non sono succhiotti (peraltro enormi), ma qualcosa di simile: sono il risultato della coppettazione (o cupping), una antica forma di medicina cinese – si stima possa risalire al 3.000 a.C. sebbene le prime testimonianze certe risalgono al II secolo d.C.

La tecnica prevede la formazione di una zona di bassa pressione all’interno di coppette di vetro che vengono applicate sulla pelle per curare varie forme di dolore; non ha solide basi scientifiche ed è diffusa in molte parti del mondo.

SOTTO VUOTO. Ma come si forma questo “vuoto”? Si può procedere in due modi: o attraverso il calore di una fiamma o meccanicamente. Il primo metodo è il più antico e l’unico utilizzato fino a qualche anno fa e consiste nell’introduzione nella coppetta di un fiammifero acceso per alcuni decimi di secondo, in modo da determinare la fuoriuscita dell’aria formando appunto un vuoto, dopodiché si applica immediatamente la coppetta sulla cute.

Utilizzando invece il metodo più moderno, è necessario disporre di un apposito strumento meccanico da applicare alla coppetta mediante una valvola; una volta fissata sulla pelle, si aziona la leva dello strumento per attirare l’aria contenuta all’interno della coppetta creando così il vuoto. In tal modo la cute viene attirata nella coppetta (come ben si vede nella foto qui sotto) e la sua risalita è tanto maggiore quanto più si agisce sulla leva dello strumento. Quando la coppetta è fissata alla cute, si stacca lo strumento dalla coppetta lasciando questa sulla pelle per il tempo stabilito.

Le coppette sono realizzate in vetro o ceramica o ancora bambù, hanno un diametro di circa 5 centimetri e vengono applicate solo in determinate zone della cute. L’effetto terapeutico è efficace solo contro il dolore (soprattutto dopo una botta o dopo colpi di freddo).

La coppettazione non ha una base scientifica e le prove che sia efficace sono molto deboli. Eppure è  di moda a Rio.

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