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BOSS CAMORRA GIOCAVA A PALLA CON TESTA MOZZATA DEL RIVALE

BOSS CAMORRA GIOCAVA A PALLA CON TESTA MOZZATA DEL RIVALE

(di Viviana Lanza) – Macabri retroscena di omicidi, come quello del boss che gioca a calcio con la testa di un uomo ucciso perché parente di un camorrista non più ben visto dal capo del clan degli scissionisti. E accordi criminali interni alla cosca in base ai quali ci sarebbe più di un affiliato a scontare l’ergastolo in carcere per un delitto commesso da chi è rimasto in libertà a gestire affari e a tramare strategie. Tremila euro al mese, il prezzo per farsi la galera da innocente. Parola di pentiti.

È una nuova nera pagina di camorra quella che stanno scrivendo con le loro rivelazioni il neopentito della camorra di Secondigliano, Gennaro Notturno, e il collaboratore Pasquale Riccio, ex degli Abbinante. Entrambi hanno fatto parte di un gruppo che ha partecipato alla scissione che nel 2004 diede il via alla feroce faida di Scampia. Ed è da quel periodo che parte il racconto. Omicidio di Giulio Ruggiero: è legata a questo delitto il macabro retroscena raccontato ai pm dell’Antimafia. Era il 21 gennaio del 2005, Ruggiero, che gli uomini del clan conoscevano perché faceva passaggi di droga, fu convinto a partecipare a un carico di stupefacenti. Fu condotto a Varcaturo, in una casa a disposizione del boss degli scissionisti.

«Non appena entrò in casa, Giulio Ruggiero fu ucciso». L’arma era una pistola. Un seghetto da falegname servì per fare il resto. «A quel punto decapitarono la vittima, non so se l’idea fu estemporanea oppure preventivata, mi sembra con un seghetto, e Giovanni Esposito e Salvatore Cipolletta giocarono a pallone con la testa dello sventurato. Sia Esposito che Cipolletta – prosegue Riccio nel racconto dell’agghiacciante rituale – si vantarono poi di aver giocato a pallone con la testa di Ruggiero. Esposito – aggiunge – mi disse che nell’appartamento accanto vi erano altri affiliati e qualcuno di loro vomitò pure guardando quella scena».

Una testa usata come un pallone, tra il sangue che macchiava l’asfalto e una brama di vendetta e violenza che ha caratterizzato la faida di Scampia tra il 2004 e il 2005. Allora i clan che si fronteggiavano erano i Di Lauro da una parte, quelli capeggiati dal famigerato «Ciruzzo ‘o milionario», all’anagrafe Paolo Di Lauro, un boss che con i traffici di droga e investimenti “puliti” da manager e imprenditore ha creato un impero. Dall’altra parte c’erano gli scissionisti, quelli guidati dai boss Raffaele Amato e Cesare Pagano, i quali da ex fedelissimi di «Ciruzzo», assieme a un nutrito gruppo di ras e capipiazza, decisero di rendersi autonomi non volendo più sottostare alla gestione del cartello che intanto da Paolo era passata l figlio Cosimo Di Lauro.

Fu una guerra, spietata come lo sono tutte le guerre dove agli interessi economici si aggiungono vendette personali. Ci furono anche vittime innocenti, uccise solo per legami di parentela o amicizia con camorristi dei clan in lotta. Una fu Carmela Attrice, assassinata solo perché mamma di un affiliato da punire perché si era unito agli scissionisti. «Il gruppo di Cesare Pagano, Vincenzo Notturno, diceva che i ragazzi che sono stati condannati erano estranei – rivela da pentito Pasquale Riccio, con un passato da personaggio di spicco del gruppo Abbinante che ai tempi della faida decise di schierarsi con gli scissionisti -. Da carcerati vennero abbandonati dai Di Lauro e Gennaro Marino manda loro qualcosa trattandosi di ragazzi che lavoravano alle Case Celesti. Faccio specifico riferimento a Michelino Tavassi che stava nella mia stanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere».

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