Una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito governi e Comuni possono mettere dei tetti agli affitti brevi se in città c’è carenza di alloggi

La protesta di Barceloneta contro gli affitti brevi di Airbnb (foto di PAU BARRENA/AFP via Getty Images)

Nuove restrizioni sugli affitti brevi. Una sentenza della Corte di giustizia europea stabilisce che la legislazione nazionale può autorizzare o meno i canoni di locazione di breve durata se la decisione è volta a contrastare la carenza di alloggi destinati ad affitti di lunga durata. La decisione va quindi nella direzione di tutelare il diritto alla casa nelle grandi città turistiche contro la pratica degli affitti brevi che si diffondono tra i proprietari di seconde case anche grazie a piattaforme come Airbnb.

La sentenza riguarda in particolare il caso di due proprietari francesi condannati dalla Corte d’appello di Parigi a pagare una multa rispettivamente di 15mila e di 25mila euro di multa, oltre al ripristino dell’uso abitativo di due appartamenti che avevano destinato a canoni di locazioni brevi ma senza aver ricevuto autorizzazione da parte dell’amministrazione cittadina. Nella sentenza si legge che il codice dell’edilizia e dell’abitazione francese prevede che per Comuni al di sopra di 200mila abitanti, così come nella periferia interna di Parigi, il cambio di destinazione d’uso delle seconde cose per affitti brevi sia sottoposto all’autorizzazione da parte del Comune.

Così i giudici di Lussemburgo hanno dato ragione al tribunale di Parigi e hanno quindi stabilito che un’autorizzazione agli affitti brevi da parte delle amministrazioni è pienamente compatibile con la normativa europea. Hanno anche aggiunto che: “La lotta contro la carenza di alloggi destinati alla locazione a lungo termine costituisce un motivo imperativo di interesse generale che giustifica tale normativa”. Soddisfatta la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, che ha spesso criticato Aibnb e che considera la sentenza come un “passo avanti per il diritto alla casa per tutti”.

La sentenza, che non riguarda direttamente Airbnb, rappresenta certamente un colpo per la piattaforma, che soltanto in Francia conta ad oggi circa 485mila annunci, 340mila in Italia, 245mila in Spagna e 175mila nel Regno Unito, secondo quanto riportato dal sito iPropertymanager. La compagnia ha comunque fatto sapere che questa decisione “aiuterà a chiarire le regole applicabili agli ospiti che condividono le loro seconde case a Parigi”.

E che quella degli affitti brevi e della necessità di regolamentare il fenomeno Airbnb sia una questione spinosa nelle grandi città europee lo dimostra il dibattito aperto in diversi paesi dell’Unione per trovare nuove forme di accordo con la piattaforma e altri gestori di immobili. Lo scorso gennaio, alcuni parlamentari avevano presentato un emendamento, subito ritirato, che andava a mettere alcuni paletti proprio sulle locazioni brevi, come il fatto che i comuni potessero stabilire un limite di licenze da concedere ai proprietari in base alla durata degli affitti, soprattutto nei centri storici delle grandi città, tra i più colpiti dalla carenza di alloggi destinati ad affitti lunghi.

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